Zitta. Devi stare zitta.

Non capisci un cazzo 

Tu non devi pensare 

Che cazzo ridi??? Non c’è un cazzo da ridere

Sei un ignorante ridi solo per cazzate 

Che cazzo dici, quello che dici è stupido 

Non c’è il pane porco dio, io voglio il pane 

Perché cazzo la bottiglia di vino non è piena??? Una cosa devi fare, non fai un cazzo tutto il giorno,

com’è possibile che non ti ricordi di riempire la bottiglia del vino in cantina

Dove cazzo hai messo i documenti, tocchi sempre tutto e non si trova mai niente. Non devi toccare niente perché hai un ordine di merda.

Io ti spezzo in due 

Io ti spacco le ossa 

Tu non conti un cazzo

Come hai fatto a rompere la lavatrice? Sei la solita imbranata che tocchi tutto tu e le tue mani di merda…

Vai a fare la troia con le tue amiche troie 

Brava proprio quello che volevi, ti devi solo vergognare per colpa tua i bambini hanno paura di me 

Sono costernato drogato e picchiatore chiama i carabinieri ma tu giuro che ti amo e non lo farò mai più 

Mi fai schifo, vomito (mi sputa in faccia) 

Adesso vengo e ti sgozzo prendo una tanica di benzina e ti do’ fuoco

Saluta i tuoi figli che non li rivedrai mai più 

Vi sbatto tutti giù dalla finestra 

Chiama tua sorella almeno da lei ti fai inculare

Mi dispiace per l’occhio blu, ma tu mi provochi hai delle modalità del cazzo e tu fai paranoie che non esistono

Non ti passa sei una sfigata del cazzo 

Non è vero io non ti ho preso a calci nel culo sei tu che hai sbattuto contro di me 

Va beh il maglione che ti ho strappato tanto faceva cagare

Stronza vai a scopare gli altri brutta troia, vaffanculo 

Sei una brutta troia 

Ah adesso la brutta teoria non risponde più 

Che schifo che fai 

Apri sta cazzo di porta o la tiro giù io distruggo tutto 

Io do fuoco a tutto

Sei una napoletana del cazzo 

Ebrea di merda 

Sei una puttana del cazzo 

Stai distruggendo tutta la famiglia per delle puttanate che hai nella testa, cristo, io ti amo cristo santo, potevamo avere tutto invece tu devi credere sempre alle stronzate che ti dicono gli altri, mi darei fuoco per te 

Guarda ora bevo la candeggina 

Ragazzi salutatemi che adesso io mi ammazzo per colpa di vostra madre 

Mi butto sotto un treno ed è tutta colpa delle puttanate che dice vostra madre 

Porco dio vuoi chiamare i carabinieri per una semplice discussione? 

Che schifo che vergogna 

L’uomo che mangia bene a casa sua non mangia da altre parti 

Da quando sei diventata la prof vuoi fare la figa non sai nemmeno l’italiano e fai la figa non sai nemmeno i verbi e fai la prof 

Sei stata cresciuta dalle scimmie 

Cristo ha parlato pure la deficiente 

 Io non ti ho rotto il piede, non è vero non sono stato io anche se però mi dispiace chiama i carabinieri mi dispiace cristo dio io ti amo perché non vuoi credermi ah perché devi fare la troia con tua sorella e quelle puttane delle tue amiche 

…Quando mi chiedono come ho fatto tutti questi anni di matrimonio…

Beh te la sei cercata tu 

Potevi capirlo prima 

Eppure i segnali c’erano 

Come hai fatto a sopportare? 

… quello che posso dire …

All’inizio provavo dolore, paura e ansia. Sentivo tutto molto intensamente e soffrivo per quello che stava succedendo.

Poi, con il tempo, è come se qualcosa dentro di me si fosse spento. Mi sentivo sempre più distante da me stessa, come se stessi lentamente sprofondando dentro qualcosa da cui non riuscivo più a uscire.

A volte arrivavo a sperare che lui non entrasse nemmeno in casa, perché avevo paura di come avrebbe reagito, che si sarebbe arrabbiato e che sarebbe iniziata una discussione o una litigata.

Questa paura condizionava anche le cose più normali della vita quotidiana. Per esempio, preparavo la cena molto presto, anche verso le sei di sera, in modo che io e i bambini potessimo mangiare tranquilli prima che lui tornasse a casa. Cercavo di fare in modo che, quando arrivava, noi fossimo già sistemati e non ci fosse occasione per iniziare una discussione.

A volte cercavo addirittura di andare a letto prestissimo, soprattutto quando sapevo che sarebbe tornato tardi. Mi mettevo a letto e fingevo di essere già addormentata, perché speravo così di evitare di dover parlare con lui. Avevo paura che anche una semplice conversazione potesse trasformarsi in una litigata.

Mi rendevo conto che stavo organizzando le mie giornate e quelle dei bambini in funzione del suo umore e delle sue possibili reazioni. Cercavo continuamente il modo di non farlo arrabbiare, di non creare occasioni di conflitto e di proteggere me stessa e i bambini da quello che sarebbe potuto succedere.

Era come vivere sempre in attesa della sua reazione, cercando di anticiparla e di evitarla.

Con il tempo, questa paura e questa tensione mi hanno portata a spegnermi. È come se stessi sprofondando sempre più in profondità, lontana da me stessa. Fuori potevo sembrare presente, ma dentro mi sentivo svuotata e immobile.

La paura e il dolore, a un certo punto, hanno lasciato spazio al nulla. Non era che stessi bene o che non mi facesse più male: era come se non riuscissi più a sentire. Come se il mio corpo e la mia mente avessero smesso di reagire a quello che stavo vivendo.

Mi sentivo spenta, senza più la forza di capire cosa provavo o di reagire. Era come se, per riuscire ad andare avanti, avessi dovuto allontanarmi da me stessa…

Riparo

Riparo è una voce collettiva.
Uno spazio di ascolto e testimonianza che raccoglie storie anonime di donne, trasformando la parola in consapevolezza, riconoscimento e possibilità di rinascita.