La mia esperienza

La mia esperienza attuale è questa. Mi sveglio ogni giorno all’ora che preferisco perché mi sono presa una vacanza. Se è zona gialla posso andare a far colazione al bar. Tra i tavolini all’aperto faccio per sedi ma vedo un anziano.

Inspiro a lungo.Mi siedo in modo da dargli alle spalle. Espiro. Chiedo un cappuccino d’orzo con latte di soia perchè ho problemi di stomaco. Davanti a me altri anziani arrivano, si siedono ai tavoli, leggono il giornale, se ne vanno.

Qualcosa mi trafigge il cranio, mi sento in pericolo, l’angoscia mi chiude la gola Arriva il cameriere, gioco con lachiuma del cappuccino, ne assaggio il sapore e respiro profondamente. Sono triste. Chiudo gli occhi e non vedo niente. Solo lame nella testa e tristezza Apro gli occhi e molti anziani vanno e vengono, bevono il caffè, si salutano, si sorridono. Il cappuccino è buono quasi quanto quello che non riesco più a digerire, ma lo finisco in fretta perché sento l’urgenza di andarmene. Guardo sotto il tavolo mentre finisco di bere, ho le spalle così contratte che sento la testa galleggiare. La mia mente pensa e si sforza di non farmi sapere cosa. Mi alzo e vado alla cassa senza fiato, fisso il pavimento, poi il portafogli, i soldi, le mie mani e fuggo via. Veloce cammino, veloce mi allontano. I muscoli delle gambe si stancano mentre vado verso casa fissando l’asfalto.

Quando sono abbastanza lontana sollevo Isguardo, vedo le sipi, il cielo. Le nuvole. Rallento. Espiro. Il freddo inizia a partire dalle ossa, attraverla carne e arriva alla pelle. Quellatristezza mi resterà attaccata addosso tutta la giornata.

MI sento vuota perchè non voglio pensare ciò che sta pensando la mia mente.

La mia mente si sforza ogni minuto di non pensare ai due anziani che hanno abusato sessualmente di me per anni della mia infanzia ma lo stomaco ha registrato l’angoscia. I muscoli ricordano la paura, le ossa non dimenticano il freddo di quei momenti. Mantenere la concentrazione nel momento presente è quasi impossibile, per questo mi sono costretta in vacanza. Il lunedì avevo già esaurito tutte le energie che mi servivano per restare concentrata su quello che dovevo fare. Ora non devo fare altro che cercare di stare bene. Di assaporare il gusto della realtà attuale. Ancora non so quando avrò le forze di tornare a lavorare, a svolgere una vita normale. Devo solo digerire il fatto che la mia denuncia è stata archiviata e che la vita serena di quegli anziani al bar è la loro vita. Arrivo a casa e quella istezza non se ne va. Sono stanca eppure ho solo preso un cappuccino per colazione.

Dopo anni di rimozione ho ricordato gli abusi subiti in infanzia. Oggi combatto con il disturbo post traumatico da stresser superare il trauma lasciato dalle violenze subite.

Riparo

Riparo è una voce collettiva.
Uno spazio di ascolto e testimonianza che raccoglie storie anonime di donne, trasformando la parola in consapevolezza, riconoscimento e possibilità di rinascita.